Perché affittare casa è diventato complicato?

Da un po’ di tempo a questa parte affittare una casa, un negozio o un ufficio è più laborioso che in passato.

Siamo d’accordo su questo? I canoni sono diminuiti e i tempi di chiusura delle trattative aumentati.

Perché?

Le risposte sono tante, gli esperti del settore snocciolano statistiche mentre cercano le cause: la crisi economica, l’aumento dell’offerta, la diminuzione delle richieste, i bassi tassi di interesse che incentivano l’acquisto.

C’è un altro aspetto importante e credo sottovalutato, forse perché è poco misurabile in termini statistici. Servirebbe un’analisi sociologica.

Trovare in inquilino diventa complicato SE l’offerta non intercetta la domanda.

 

Le spiegazioni che ci siamo dati finora

La crisi economica

Eravamo abituati a pensare che il prezzo dell’affitto dovesse aumentare sempre. L’adeguamento Istat era la prassi, così come la rinegoziazione al rialzo quale condizione di rinnovo per un contratto in scadenza.

Poi è arrivato luglio 2009: ci ha insegnato che l’indice Istat può essere negativo ponendoci il problema di come comportarci con il canone.

Abbiamo imparato che l’importo dell’affitto può diminuire e che i prezzi di mercato possono scendere, non solo salire. La crisi economica ne era la causa.

Però i prezzi non sono scesi in maniera omogenea, la flessione non ha riguardato una particolare tipologia di immobili o una particolare classe sociale. I prezzi sono diminuiti apparentemente a macchia di leopardo, quasi senza una logica, in alcuni casi con percentuali a due cifre e in altri di uno "Zerovirgolaqualcosa". In alcuni casi non sono scesi affatto, per le meno nel comparto abitativo.

 

L’aumento dell’offerta

Il brusco calo delle vendite degli anni scorsi aveva immesso sul mercato delle locazioni un gran numero di immobili. L’aumento delle tasse sulla casa unito al calo dei prezzi di vendita sembrava spingere i proprietari verso l’affitto. L’affitto poteva rappresentare una valida alternativa, almeno temporaneamente, in attesa che le vendite riprendessero un po’ di fiato.

La diminuzione delle richieste

Il denaro costava sempre meno, i tassi di interesse erano sempre più convenienti. Acquistare casa sembrava la scelta più intelligente. Però non abbiamo assistito ad un’impennata delle richieste di mutuo. L’accesso al credito è rimasto contingentato e abbiamo rimproverato alle banche di aver chiuso i rubinetti.

 

Quindi? Perché da un po’ di tempo a questa parte trovare un inquilino non è semplice come un tempo?

Le risposte sono tante, non ne esiste una più giusta dell’altra e soprattutto non ne esiste una unica per tutte le realtà italiane - capoluoghi di provincia, piccoli centri, aree metropolitane.

 

Una cosa è certa: gli inquilini non sono scomparsi. Non si sono buttati in massa sull’acquisto. Qualcuno di loro ha addirittura pensato che la pressione fiscale sulla casa, i costi di manutenzione degli immobili e le beghe condominiali fossero motivi validi per guardare all’affitto con occhio benevolo.

Molti di loro sarebbero rimasti inquilini sempre e comunque: studenti fuori sede, trasfertisti, giovani coppie alla prima esperienza di convivenza, separati….

 

C’è un aspetto su cui riflettiamo poco, una considerazione che pochissimi proprietari di casa hanno fatto. Forse perché è una verità scomoda, difficile da accettare.

Trovare un inquilino è diventato difficile se il prodotto offerto – la casa – non risponde alle esigenze dei clienti – i potenziali inquilini.

Quando parliamo di rivoluzione digitale, quando diciamo che il mondo è cambiato in pochissimi anni e che è destinato a cambiare ancora di più dimentichiamo che questo non riguarda solo il modo in cui telefoniamo o navighiamo in internet. Cambia lo stile di vita, cambiano le esigenze, cambia l’estetica. Cambia il modo in cui viviamo la casa, cambia il modo in cui ci relazioniamo alla casa, cambia il modo in cui la cerchiamo.

 

I consumatori sono cambiati, lo sanno bene tutti coloro che si occupano di marketing. Ma lo sa anche il piccolo negoziante. Lui sa che deve vendere ai clienti ciò che essi vogliono. Sa che deve rifornirsi di prodotti che la gente vuole acquistare, per non ritrovarsi con il magazzino pieno di invenduto.

Si affittano le case che gli inquilini vogliono prendere in affitto. Le altre, quelle che non interessano, stazionano sul mercato.

E’ lapalissiano? No, è il punto di partenza. Una presa di coscienza necessaria prima di affrontare il passo successivo. Chi vuole mettere a reddito la propria casa deve approcciare il mercato con uno spirito nuovo. Per dirla in modo trendy: serve un nuovo marketing immobiliare.

E quale sarebbe? Leggi qui

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